I.
«Sono
stato fulminato sulla via di Dalmasca!»
«Sulla via di Damasco, idiota!»
«Quella, ma fa lo stesso, insomma… che ne dice di un servizio sui
serti floreali di—»
«Rasler,» sbuffò Vossler, rigirandosi nervosamente la stilografica
fra le dita «il fatto che tu sia il nipote dei direttori non ti autorizza
in alcun modo a smettere di fare il garzone per appropriarti a piede libero
del mio impiego.»
«Ma a loro nemmeno interessa, la moda!» protestò sonoramente
il fattorino, sbattendo il plico di copie fresche di stampa sul tavolo del capufficio.
Vossler York Azelas scrollò le spalle.
«Le vie del Signore sono infinite!»
«Ma li ha visti, almeno, come vanno girando quei due? Vestiti come due
becchini! E dirigono una rivista di moda!»
«Rasler, il mio medico mi ha diagnosticato dei calcoli ai reni al posto
di un’indigestione che avrei potuto diagnosticare anche da solo.»
sospirò «Con queste premesse, che riflessioni hai da fare sul modo
in cui gira il mondo?»
«Vado a portare trenta copie al piano di sotto» si risolse a rispondere
Rasler, con l’entusiasmo di un cadavere.
«Ecco, bravo. E ricorda che c’è gente che potrebbe dirigere
una grande testata e invece si ritrova a sottostare a—»
«Signore benedetto, Noah!»
Il capufficio rimase con una mano a mezz’aria, ancora ferma nell’atto
di puntare Rasler.
«Ecco, appunto. Signore Iddio, salvami. O almeno accoppali!»
Per uscire dalla porta, Rasler fu costretto a seguirlo, e preferì rimandare
a un momento più favorevole della mattinata un perplesso commento su
un aspirante direttore di grandi testate che comunque indossava cravatta
rosa su giacca blu.
*
«Signore
benedetto, Noah!» ruggì Basch, pestando i piedi «Conviviamo
da quando il tuo grazioso culo rosa è uscito fuori al mondo dopo il mio,
e tu mi vanifichi il contratto con Ondore perché hai messo delle firme
su un foglio datato 2036?»
«Basch, io—»
«Tu,» sputò suo fratello «tu sei contronatura come
una testata di moda con due direttori e un capufficio con le competenze di Cenerentola
pre-Fata Madrina!»
«Stai palesemente spalando merda sul tuo passato, sul tuo presente e sul
tuo futuro.»
«Nonché sul mio, ci tengo a precisarlo!» esclamò Vossler,
facendo irruzione nel loro ufficio, ancora tallonato da Rasler, convinto che
fosse stato il capufficio a nascondergli le chiavi del magazzino «Tenete
il mio culo fuori dai vostri recrimini!»
«Il tuo culo si presenta sempre quando nessuno lo nomina, Vossler!»
lo apostrofò Basch, mentre Noah si faceva piccolo piccolo.
«O quando dovrebbe ascoltare chi lo ha colto sul fatto!» infierì
Rasler, poco attento al colorito del povero Vossler.
«Colto sul fatto dove?!» si agitò «E poi, chi sarebbe
quello che ascolta col culo?»
«Beh…»
«Noah, quant’è vero Iddio, stai zitto o comincio a inneggiare
a Caino coi fatti!»
«Signori, devo ricordarvi che compirete trentasette anni il prossimo aprile?»
«Non erano trentacinque?»
«Rasler, vuoi essere diseredato?» gli pervennero due ruggiti in
coro.
Vossler si massaggiò lentamente le tempie, costatando l’insorgere
di una tanto devastante quanto immeritata emicrania.
Ed erano solo – controllò l’orologio – le otto e trentanove
di lunedì.
*
«Pronto,
Ashe? Sì. No… no, sono a casa, adesso… sì, sono tornato
a casa prima… Sì, me l’aveva detto, Noah, del servizio di
giovedì, ti accompagno io perché la prova abbiamo deciso di farla
tutti insieme… D’accordo. Sì, abbiamo anche la cena col rappresentante
di Cavall—Cosa?! Fucsia?! E tu che gli hai risposto? …
Molto divertente. Moltissimo. Comunque… sì, domani sera sono da
te, promesso. Bacio.»
Basch chiuse la chiamata, intraprese un’infruttuosa ricerca del pacchetto
di sigarette e si diresse in cucina.
Trovò suo fratello seduto sulla sedia, con una terrina di plastica davanti.
Che sbucciava fave.
«Cosa stai facendo.»
«Zuppa. Di fave» lo informò Noah, in tono esaustivo, indicando
la pentola sul fuoco.
Basch sospirò.
«Penelo non viene?» chiese, cercando di portare a un livello normale
la conversazione, perché glissasse sul fatto che Noah non sapesse affatto
cucinare.
«Ha detto che aveva da fare» gli rispose placidamente lui.
«… Io comunque non posso credere che tu abbia fatto tutto quel casino.»
Senza nemmeno fare spallucce, Noah si annodò il grembiule attorno ai
fianchi e si diresse a versare le fave nella pentola.
Basch lo guardò con sgomento.
«Andremo in rovina, io lo so.»
«Di’, ci vuoi la cipolla?»
Suo fratello piantò i gomiti sul tavolo e si aggrappò al proprio
cuoio capelluto.
«Mio Dio, perché mi hai abbandonato?»
*
«Non
so se tu ti rendi conto» si imbronciò Basch, mentre Noah gli rubava
la coperta «Sono qui con te a guardare roba della Warner Bros mentre potrei
essere a bere champagne con Ashe.»
Noah sbadigliò.
«Hai detto qualcosa?»
Lui trattenne l’impulso di strangolarlo.
«Lascia perdere.»
Si alzò e ciabattò verso la sua stanza.
Prima di infilarsi sotto le coperte, si mordicchiò il labbro con aria
pensierosa.
Doveva ammettere che c’erano, effettivamente, cose di cui aveva lasciato
perdere, con suo fratello.
Spense la luce.
*
«Signor
Azelas, le chiavi» borbottò Rasler, alzando dagli occhi la visiera
del berretto di jeans.
«Certo che sei forte, tu, eh!» commentò il capufficio, infastidito
«Perché dovrei tenerle io, le chiavi del magazzino, che cacchio!»
«Perché lo sa bene che Vaan ci ha inanellato per sbaglio anche
le chiavi dei suoi cassetti, ma giustamente le pesa venirmelo a dire e sganciare
almeno quelle che mi servono!»
«Le opere di ferramenta costano!»
Rasler tenne a freno la voglia di piangere – il capufficio, a settembre,
ne compiva quaranta, di anni.
«E pretende di pagarle con la mia paghett… cioè, con il mio
stipendio?»
Vossler sollevò un’anteprima di stampa dalle scartoffie sulla sua
scrivania, inarcando un sopracciglio con sorniona indifferenza.
«Giacché ci sei, puoi portare questo al secondo piano?»
«Oh!» sbuffò Rasler, strappandogli il foglio di mano e sbattendo
la porta con gran fracasso.
In quella maledetta redazione nessuno aveva il coraggio di ammettere che tutto
– come, d’altronde, accadeva in ogni piramide sociale degna di tale
nome – partiva dagli addetti alla manodopera, se non altro perché
erano gli unici ancora provvisti di inalterate facoltà intellettive.
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A/N 4 maggio 2009, ore 0:06. No, non dite niente XDDDDDD non voglio giustificarmi e non voglio assolutamente cospargermi il capo di cenere perché mi sto divertendo come una pazza, e il bello deve ancora arrivare. Amore sulla liz per avermi istigata dopo una giornata di insane fangirling XDDDDD! Ho contato, per adesso, sei-sette capitoli, non molto lunghi ma molto intensi… state con noi!