The old ways
are lost
[The
Prompting Post] Basch/Ashe, vestizione
Al piano di sotto, musicisti accorsi da ogni parte
del regno stanno pizzicando la musica per le tue nozze da arpe e violini che
un orecchio allenato come il tuo è ben capace di distinguere, anche in
un così discutibile stato di confusione.
Dal ricamo delle tende, che qualcuno ha tirato male ieri sera, entra un sole
bianco che sembra nordico – i prodigi che accadono il giorno del proprio
matrimonio di sangue blu, ti dici, e non sai che divinità ringraziare
per non aver suggerito allo sposo l’idea di venirti a svegliare.
Basch dorme ancora, accanto a te, un braccio sotto la testa e un’espressione
abbandonata e morbida sul suo viso, i capelli biondi e arruffati che gli fanno
da cornice.
Ti sporgi su di lui con esitazione, attenta a non smuovere il braccio che ti
cinge la vita, anche se sai che dovresti, e sfiori qualcuna di quelle ciocche
nel tentativo di riassettarle, e magari di svegliarlo.
Non guardi il letto.
Sai che, se lo facessi, noteresti subito la tua verginità versata sul
lenzuolo a piccole gocce, nel piccolo spazio fra di voi, il che ti toglierebbe
la necessaria fermezza per simularne una al momento opportuno.
Lo guardi ancora, cercando gli occhi sotto le ciglia. Le tue dita si muovono
incerte lungo la sua guancia – hai di nuovo paura di toccarlo, com’è
giusto che sia.
Tu ami Rasler.
Immensamente.
Ne sei assolutamente convinta.
È per questo che ti senti orribile, adesso – il tuo cuore è
un frutto marcio che pesa come una testa umana, perché sai che l’hai
tradito, e non ancora riesci a spiegarti il perché.
Ieri sera, Basch era venuto a farti le sue congratulazioni, con già l’armatura
da cerimonia addosso – ha l’accesso alle tue stanze da quando eri
bambina, e nessuno di voi due pensava certamente a una cosa del genere, quando
è spuntato come al solito, con passo marziale e, sì, d’accordo,
con una luce mesta negli occhi.
Tu eri già in camicia da notte, perché dovevi essere fresca e
riposata per stamani, e l’hai guardato con un briciolo di sorpresa –
e quell’armatura stesa lì, sul suo petto, quella istoriata che
nessun cavaliere usa mai, ti ha dato l’esatta misura di quanto la tua
infanzia fosse già lontana. E hai avuto paura, senza che nessuno te l’avesse
mai insegnato.
Basch non avrebbe lasciato il tuo fianco, dopo le tue nozze, semplicemente perché
tu sei destinata a Dalmasca, e saresti rimasta dov’eri.
Ma quando lui si è seduto sul bordo del letto, e ti ha detto che un giorno
Lord Rasler avrebbe fatto di te la regina più magnifica che cavaliere
avrebbe mai servito, tu l’hai guardato negli occhi troppo da vicino, e
qualcosa, nel tuo cuore, si è rotto come un ninnolo di vetro.
Sei abituata a nascondere intoppi simili.
Ma Basch è abituato a scovarli.
Hai inghiottito senza nascondere gli occhi, dato che non sei una vigliacca,
ma, quando hai sentito la tua stessa mano sulla sua guancia, hai realizzato
che avresti preferito esserlo.
«Basch, io—»
Tu hai nascosto la tua bocca all’angolo della sua – e te ne sei
vergognata terribilmente, e ti è sembrato che la candela fosse troppo
vicina perché il viso ti bruciava, e l’hai fatto di nuovo, un braccio
che è scivolato sulla sua spalla per farti più vicina.
«Milady—» ti ha bisbigliato lui, quasi spaventato, ma non
gli hai risposto, l’hai osservato un attimo con le labbra che ti tremavano
– come una cortigiana stupida! – e gli hai preso il viso fra le
mani.
Quando hai sentito il cuore di Basch gonfiarsi contro il solido metallo che
portava sul petto, il suo labbro inferiore si è impigliato nel tuo –
e non hai più potuto distinguere chi davvero tremasse, perché
l’hai abbracciato, attirandolo contro di te sulle lenzuola della tua stanza
da bambina, e hai cercato con le dita quei punti nell’armatura che le
tue nobildonne ti hanno insegnato a cercare per vestire e svestire il tuo futuro
sposo.
«Mia signora…» ha mormorato fra i tuoi capelli, il calore
del suo corpo che bruciava i veli della tua camiciola come una fitta –
lo sapevi cosa voleva dirti, e cosa avresti dovuto rispondere, ma non ha detto
nulla, in realtà, e ti ha stretta quasi fossi stata un cardellino, baciandoti
come non avresti mai creduto, facendoti meno male di quel che narrano le leggende
a palazzo.
E adesso siete qui, e sai bene che di quell’amore non hai di che fartene
perché semplicemente non puoi.
Lo svegli.
Un bacio sulla fronte.
«Basch… dobbiamo—»
«Sì» ti interrompe lui, un filo di sguardo che affiora da
sotto le palpebre.
Una parte di te attendeva un no, mentre lo guardi che si mette a sedere sul
lenzuolo in cerca dell’armatura.
«No.»
«Cosa?» ti guarda sorpreso – forse anche lui si attendeva
un no, prima.
«Faccio io» dici, togliendogli l’armatura dalle mani per allacciargliela
addosso.
Lo senti che obbedisce.
Le tue mani rimettono a posto ciò che hanno disfatto, con la religiosa
lentezza di un rituale, e Basch ti guarda dallo specchio di fronte – se
si voltasse ti intralcerebbe, se si voltasse non potrebbe lasciarti andare mai
più – la consapevolezza lo spaventa quanto spaventa te, adesso
che le tue stesse dita l’hanno riconsegnato al suo ruolo – ma tu
sei ancora nuda fra le lenzuola, e Basch può permettersi di guardarti
una volta ancora.
I suoi occhi accennano all’armadio aperto accanto alla specchiera, dove
l’abito bianco e oro scintilla come le vestigia di una farfalla.
«Vi converrà rinfrescarvi un attimo» suggerisce, recuperando
la sua compostezza, ed è con la stessa tranquillità che ti fissa,
dopo, quando le sue mani ti tolgono l’accappatoio dalle spalle asciutte.
Percepisci appena che la sua bocca vi si poggia, prima che lui ti tinga le labbra
e le palpebre con inusitata precisione, prima che ti imbrigli nella ricca biancheria
che correda il vestito, ti chiuda nella morbidezza delle sue sottane, ti fissi
nelle sue lamine d’oro, ti avviluppi nel bianco piumato bozzolo del suo
velo poco a poco, poco poco poco, ti sembra che quel gesto che hai
così fervidamente atteso non valga niente. Non ti chiedi nemmeno come
abbia fatto a infilarti in un abito complesso come quello – forse anche
a lui è stato insegnato come vestire e svestire la sua futura sposa?
Non hai tempo per baciarlo: dovresti sollevare il velo, ma crotali e cimbali,
liuti e violini, nacchere e arpe già rumoreggiano dietro la porta.
Quando tuo padre e il suo corteo di musicanti la spalancano, i gioielli nuziali
sono ordinatamente distesi sul letto rifatto, e il capitano von Rosenburg, giunto
a scortare la sposa come tradizione esige, è in ginocchio davanti a te,
le labbra che fingono di toccarti la mano, ma non lo fanno perché l’etichetta
lo vieta.
Chini il capo, piano – sai di scintillare come oro al sole, sei oro al
sole – e accetti che conduca le tue dita in quelle di tuo padre, e la
musica si riaccende, laddove si era zittita per poterti ammirare.
Le dita nodose di tuo padre allacciano su di te i gioielli di tua madre. Allunga
una carezza sul tuo viso.
È un garrulo corteggio di fiori e confetti, quello che discende la scalinata
insieme a te.
Basch non ride – il compito di un capitano è di stare all’erta
senza distrarsi.
Tuo padre ha l’aria grave di ogni re, che non si chiede perché
le ancelle addette a prepararti stiano spuntando dal fondo della gradinata e
non dalle tue stanze – quelle ragazze sono efficienti e rapide come uccellini,
ma, se lo sta pensando, lo sta facendo con cupi pensieri.
Stando a te, sei lieta che questo giorno sia un giorno di sincera commozione,
che faccia di te una moglie e una donna, che t’imponga un velo.
Temi che il kajal si stia sciogliendo tutto.
~
A/N 9 aprile 2009, ore 20:11. Sì, lo so che il fatto che Basch trucchi e vesta una sposa non si regge in piedi, e non era nemmeno in programma all’inizio, ma… ç___ç ma… ma lo sappiamo che Basch sa fare tutto, e poi era così carino ç___ç!! Scritta per un prompt di Shu sulla mia challenge permanente @ livejournal, sull’influsso di Tango to Evora di Loreena McKennitt. Era l’unico modo che avevo per evitarle spoileracci… e confesso che è anche per il fatto che l’idea di Rasler disperatamente cornuto abbia un anche troppo malsano fascino sulla mia immaginazione… gh.