One missed step

IV.

Well there was a time when you let me know
What's really going on below
But now you never show that to me do ya
But remember when I moved in you
And the holy dove was moving too
And every breath we drew was Hallelujah

Atto V, scena IV, stanza della cortigiana.
Appallottolò l'ennesimo aborto di sceneggiatura e lo gettò nel cestino, mancandolo. Borbottò un'imprecazione nell'accorgersi di aver strappato via la carta dalla macchina con troppa violenza, una parte era rimasta incastrata nel rullo. Con un sospiro amareggiato, si adoperò a tirarla fuori, finché non cadde con la testa sul tavolo, sconfortato e insonnolito, le dita annerite e i copioni macchiati e stropicciati sparsi su tutta la scrivania. Si sollevò stancamente e ne afferrò qualche pagina per rileggere.

SUONATORE
[Guarda la CORTIGIANA negli occhi] Come puoi dire tutto questo? [si avvicina al letto e la schiaccia, afferrandole il polso]

CORTIGIANA
[Arretra] Il maharajah mi ha dato tutto quello che ho sempre sognato!

SUONATORE
Il tuo cuore è dunque fatto della volubile sostanza dei sogni? [la tira in piedi]

CORTIGIANA
[Ad occhi bassi] Il mio cuore è fatto di ciò che è giusto. Il tuo sitar ha smesso di suonare la verità, forse?

SUONATORE
Attenta, potresti pentirti di quel che domandi. Gli uomini non devono abituarsi ad avvalersi sempre di questi mezzi, quando è possibile carpire la verità da un paio d'occhi, anziché dalle mie corde fatate!

CORTIGIANA
[Sospira e ricambia lo sguardo del SUONATORE] Oh, per Visnù, cosa devo fare per porre un freno a questa tua insana ossessione!

SUONATORE
Dimmi quel che i tuoi occhi non hanno cuore di tacere.

CORTIGIANA
Non c'è pensiero che abbiano intenzione di tenerti nascosto.

SUONATORE
Di' solo che mi ami.

E va bene, non scriveva più pensando all'attrice che avrebbe dovuto ricoprire un dato ruolo, né pensando di voler rispettare una data caratterizzazione. Scriveva perché gli occhi bassi della cortigiana appartenevano a Satine, così come suo era il polso che il suonatore aveva ghermito, e sue erano quelle parole schive e distaccate. Non le aveva forse detto che voleva modellarla su di lei? Così sarebbe stato fino alla fine, nel lieto fine e nella tragedia. Se il Duca era stato così sciocco da voler tradire quella che era l'essenza più naturale di una persona solo per il proprio volgare capriccio, lui non avrebbe fatto altrettanto, si disse, scarabocchiando una piccola nota al margine del foglio.
Non che una simile attinenza all'originale facesse onore al suo orgoglio di scrittore. Non era nemmeno un patetico tentativo di rivincita, il suo: sapeva che quella "rivalsa" era solo l'ultimo sotterfugio per poterla stringere a sé, durante due ore sul palcoscenico, senza che nessuno – nemmeno lei – potesse aggrottare le ciglia, o storcere il naso nel notare che ogni gesto del suonatore si tendeva disperato a dirle che l'amava.
Questo, Satine non aveva nemmeno bisogno di intuirlo.
Una cosa era disamorarsi, un'altra era dimenticare.

*

Al momento, questo era proprio il suo problema più urgente.
Si era illusa di poter dimenticare quando voleva. Non sarebbe servito a molto, considerato l’attuale stato di cose, che le ricordava continuamente che non aveva senso dimenticare. Perché avrebbe dovuto, in fondo? Nulla le imponeva tassativamente di amare il Duca. Non l'aveva fatto per due anni e non vedeva alcuna utilità nel cominciare proprio adesso, a prescindere dal ribrezzo che le ispirava.
Ad ogni modo… avrebbe anche potuto colpire Christian con un pugno in faccia e negargli tutta la patria potestà su quel dannato spettacolo. L'avrebbe resa più tranquilla e avrebbe posto fine a quella follia.
Sempre se lei non avesse raggiunto Christian sul palco e lo avesse sollevato da terra, solo per trascinarselo sul primo treno per Parigi, senza voltarsi indietro.
Ma, Dio… aveva fatto delle scelte, giusto?
Guardò il Duca, che sembrava sul punto di prendere fuoco come carta vecchia, seduto sulla poltrona da ore.
Giusto?

*

«Come puoi dire tutto questo?»
«Il maharajah mi ha dato tutto quello che ho sempre sognato!» pigolò la cortigiana, la maestà del suo abito nuziale completamente svanita, i lunghissimi capelli che ondeggiavano in una scandalosa nuvola rossa, in un movimento che sembrava accompagnare con grazia quello del suonatore di sitar, che la schiacciava sul letto a baldacchino. Prostrata sulla scena ma maestosa come attrice, se ne stava spaurita e rannicchiata davanti alla rabbia del suo amante. Alla piega distrutta delle sue labbra opponeva il suo sguardo più sgranato e più azzurro, in un sopraffino ritratto dell'arrendevolezza.
«Non sono i sogni che ci fanno dono del peggiore risveglio?» domandò la voce profonda e pericolosamente serafica del suonatore, la sua mano che prendeva quella della cortigiana per aiutarla a rialzarsi.
«Solamente se sono tanto meravigliosi quanto brevi.» gli rispose, sconsolata, senza osare guardarlo per un lungo attimo.
Christian tratteneva il respiro. Tutto questo non era nel copione. Gli occhi di Satine si alzarono nei suoi.
«Credo di averti solamente sognato.» mormorò, spenta.
Nemmeno questo lo era.
«Se è questo che vuoi ostinarti a credere, che sia.»
La sua voce piombò come un verdetto su di lei, e ogni assistente alle prove lodò sottovoce la desolata intensità dei suoi occhi. Fece un passo, ma si ritrasse subito.
Lui camminava sul palco come una bestia in catene.

*

Aveva visto le dita di Satine che lo facevano scivolare fra le pieghe seriche della gonna. Prima di lasciare la sala, gli aveva rivolto uno sguardo discreto, ma abbastanza eloquente per far sì che, una volta solo, Christian potesse raccoglierlo.
Nonostante il biasimo di cui si sentiva in diritto, due anni passati a dimenticarla, a sognarla, a struggersi e maledirsi fecero sentire il proprio peso. Quando vide che anche l'ultimo lembo del suo abito si fu ritratto come un animale in allerta, si chinò, sollevando fra le mani un pezzetto di carta spiegazzato.

Nessun rancore?
S.

*

«Non si può andare avanti così.».
Ancora seduta sul letto dopo la seduta di prove più puntigliosa della sua vita, a ventiquattro ore dalla prima, Satine cercava di spiare gli occhi di Christian attraverso le mani che li nascondevano. Il vuoto del palcoscenico le rombava nelle orecchie. Prese fiato per parlare.
«No, infatti. Il maharajah non è un uomo paziente. Non quando si tratta di ottenere quel che gli spetta.»
Christian si riscosse, rivolgendole un'occhiata sconcertata. Ma Satine era serena e sfavillante come l'acqua di un lago intiepidita dal sole, mentre si alzava in piedi e si ravviava i capelli con un gesto grazioso.
Aspettava una sua risposta.
«E hai bisogno di spettare a un uomo che ti ama?» chiese Christian.
«Questo dipende da quel che può offrirmi, o suonatore.»
Fu come aprirgli un taglio scarlatto lungo tutto il cuore. Il sangue gli si ritrasse dal viso. Rimase solo il livido azzurro dei suoi occhi.
«E cosa varrebbe più di quel che ti ho dato io? Forse una manciata di gemme sortiscono un migliore effetto?»
«Lui mi ha offerto te. Mi ha offerto la tua salvezza in cambio del mio matrimonio, e tu lo sai bene. Avrei sacrificato tutto, se avesse mantenuto la parola. Anche il mio amore stesso, non posso tirarmi indietro.»
«Nonostante gli anni passino, le tue maschere sono dure a frantumarsi, vedo. Almeno questa volta, potresti concedermi di rischiare la mia vita per te?»
«È per questo che vorrei essere morta allora…» mormorò lei, più a se stessa che a Christian
«Satine?» la richiamò lui, senza capire
«… è per questo che non avrei voluto vederti di nuovo…» bisbigliò «… se solo fossi riuscita a convincermi che tutto quello che ho vale più di questo… Ho faticato così tanto per salvarti e… non ti permetterò di fare l'eroe. Tu li inventi gli eroi, il resto dovresti lasciarlo a me…»
«No, Satine. Adesso non si scappa più.» sibilò l'uomo «E se questo vuol dire andare contro le tue manie di nascondermi qualunque cosa, che sia. Perché io posso convivere anche con le tue bugie, se proprio deve andare così. È così? Bene.» concluse, brusco.
Silenzio, Satine riluceva nel proprio attonito pallore.
Gli faceva rabbia che fosse splendida anche così.
«Mi sono domandato spesso, due anni fa, cosa ci spingesse in una relazione per cui rischiavamo la vita. Non tutto sarebbe rimasto idilliaco. Forse ci saremmo distrutti a vicenda, ci sarebbero stati dei periodi in cui ci saremmo odiati, magari alla fine avremmo lasciato perdere tutto, perché la vita va così, effettivamente. Mi rispondevo sempre che, qualunque cosa fosse successa, ogni momento passato insieme a te mi rendeva talmente felice che non m'importava affatto di come si sarebbe potuto trasformare quel che sentivo per te: qualunque cosa fosse, era degna di essere strappata dalle mani di quell'uomo. La cosa che mi sconvolge è che oggi la risposta non cambia, nonostante tutto.»
Satine si morse con forza l'interno delle labbra, sommersa dalle parole di Christian
«Lasciar correre non servirebbe a niente. Ho la sgradevole sensazione che passerei tutta la vita a innamorarmi ancora di te.»
Tutto ciò che Satine avrebbe voluto replicare rimase acquattato in fondo alle labbra, perché Christian sollevò delicatamente le mani sulla sua testa, districando il piccolo diadema di brillanti dai capelli. Si insinuò fra le forcine che glieli raccoglievano in uno stretto chignon. Piovvero fra le sue mani, in una capricciosa cascata che inondò le dita, i lacci del costume,

«N-non ti lascerò andare…»

e quasi non vide le labbra che si tendevano a cercarlo quasi di riflesso, e le mani che si lasciavano avvolgere dalle sue
«Christian, aspetta—» ma un respiro di troppo era un lusso che nessuno poteva permettersi. Vacillarono pericolosamente prima di affondare nel baldacchino, in un aggrovigliato disordine di tende bianche e boccoli rossi.
Dita sottili fecero per arrampicarsi sul velo, ma si distesero morbide sulle spalle di lui.
Davvero esisteva qualcosa che valesse più di quello?

~

Note… 7 settembre 2006, ore 0:44. Mille ringraziamenti a Michiru e a Nothing Else Matters degli Apocalyptica. L'ultimo pezzo di capitolo mi ha uccisa XD e forse, anche così, non rende il modo in cui lo vedo nella mia testa… sempre se abbia capito qual è XD! Comunque, animo gente, che il prossimo è l'ultimo… e non sono passati nemmeno due mesi da quando ho cominciato! Speriamo solo di non fare come l'altro mio esperimento a capitoli, per l'ultimo ci sono voluti sette mesi XD! Stavolta non succederà, giurin giuretto!
La citazione viene da Hallelujah di Leonard Cohen, sebbene io consideri la versione di Jeff Buckley come un'originale^^; e infatti ascoltavo quella^^.

Juuhachi Go.