They're gathered in circles
the lamps light their faces
The crescent moon rocks in the sky
The poets of drumming
keep heartbeats suspended
The smoke swirls up and then it dies
(Loreena McKennitt – Marrakesh Night Market)
«Perché?»
Al-Cid rimira con una certa soddisfazione il suo operato, intrecciando l’ultimo
nastro rosso che chiude strettamente la rigida casacca a collo alto che ha scelto
per Ashe.
«Vedrete presto, mia cara» mormora, con consumata aria di mistero.
La regina di Dalmasca inclina un sopracciglio da sotto all’ampio cappello
ricamato, e ha appena il tempo di lanciare una rapida occhiata alla sua figura
nello specchio.
Un’accollata giacca di velluto verdognolo, tempestata di gemme, è
stata chiusa con un nastro rosso incrociato saldamente nelle asole, come un
corsetto, mentre le sue larghe falde trapunte adombrano le gambe avvolte in
leggeri pantaloni di seta.
Il copricapo che Al-Cid le ha fatto indossare scherma il suo viso dal riverbero
lieve della luna, e rischia di volare via dalla propria postazione quando il
nobiluomo la tira per mano attraverso le tende.
Senza rendersene pienamente conto, Ashe è già in strada, trascinata
dal saldo calore delle sue dita, nella caligine argentata della sabbia che si
solleva al passaggio di carri e chocobo.
Non avrebbe mai pensato che Rozaria fosse così fervidamente attiva, sotto
le stelle.
Intuendo la sua meraviglia, Al-Cid ride sotto i baffi.
«Questa è una serata speciale. Si festeggia il trattato di pace»
e continua a condurla fra i mille tendaggi colorati delle bancarelle, nella
scia tiepida e profumata di dolci e lanterne, un caleidoscopio così vivace
che Ashe non sa dove voltare prima il capo.
«Che nesso ha tutto questo col fatto che vi siate divertito a vestirmi
come un principe?» borbotta la regina, ancora abbastanza incredula di
aver davvero ceduto all’adulazione galante dei suoi sorrisi.
«Ci sono cose che le donne di Rozaria non possono osare, Maestà…»
ridacchia, aiutandola a sgusciare in un passaggio particolarmente angusto fra
due bancarelle, in mezzo a matrone che veleggiano drappeggiate in ampi sari,
circondate da frotte di bambini dagli occhi grandi.
Stavolta, la fragranza che si spande fra i presenti è inebriante, sensuale
– Ashe riconosce le sottili volute azzurre dell’incenso che disegna
ricami nell’aria, ma per il suo accompagnatore lo spettacolo non è
abbastanza interessante: il ricciolo di profumi si sfilaccia nel vento della
loro corsa.
Quando la regina sbatte le ciglia, Al-Cid l’ha condotta sotto l’ala
del tendone più dimesso di tutto il mercato, e se ne sta spalla a spalla
contro di lei, indicandola all’uomo dietro il bancone.
L’uomo la fissa con cisposo sospetto, ma la penombra e gli abiti larghi
non gli permettono di scorgere in lei una donna.
In un dialetto locale che deve essere tragicamente stretto, sembra chiedere
rassicurazioni, ma l’estenuante eloquenza di Al-Cid sembra avere la meglio
quando, trionfante, costui riesce a spingersi di nuovo con lei fra i mille visi
del mercato, nei riflessi blu della notte.
È un po’ delusa, lei, quando vede una fiala in equilibrio fra il
pollice e l’indice del suo illustre accompagnatore.
«Per un attimo ho davvero temuto mi trascinaste alla ricerca di qualche
tesoro perduto» ride brevemente.
Al-Cid la osserva con aria di mendace sufficienza, prima di stappare la fiala
e intingervi appena un polpastrello.
Senza sapere esattamente perché, Ashe arrossisce sotto la protezione
del cappello, quando Al-Cid fa scivolare quel dito sul proprio sorriso.
«Si dice che, secoli fa, gli dèi abbiano donato al più bel
principe di Rozaria un miele così dolce che la dea dell’amore si
innamorò di lui al solo sentirne il profumo spirare dalle sue labbra»
narra in un sussurro, appena chino su di lei «e che la dea, per timore
che le donne mortali potessero imitare il suo espediente, ribaltandolo, per
usurparle il trono, abbia permesso solo agli uomini della famiglia reale di
coglierlo...»
«Oh» respira lei, imbarazzata, col timore che, a muovere di più
le labbra, possa toccare quelle di lui. Registra a malapena che l’uomo
le ha schiuso il palmo della mano per appoggiarvi la piccola conquista della
serata.
«Ma io temo che la dea sia stata in errore, mia cara… e questo è
il mio regalo per voi…» sorride, intrecciando le dita alle sue e
intrufolando il volto sotto l’ombra del cappello, le labbra che accarezzano
le sue imbrigliandole in un riso gentile.
«Lunga vita a Dalmasca, Lady Ashe.»
La fiala scivola fra i nastri scarlatti, e Rozaria non ha mai scottato così.
~
A/N 22 marzo 2009, ore 3:35. In ritardo sia per la vecchissima kink week di fanfic_italia che per il compleanno della liz, ma tant è ♥. Ispirata in mezz’ora al tema “Drag”, senza premeditazione alcuna, aww.