Gift
I
am bleeding joy, still peaceful,
I am waiting for patience
I live something beautiful, just thinking not too fast(...)
(Elisa – Gift)
Una lenta danza
di fiori di sakura che il vento aveva distaccato dai rami con dita tiepide era
capace di incantare chiunque, anche una persona il cui profumo era un ormai
risaputo tassello della propria esistenza.
Erano petali fragili, una minima esercitazione di forza sarebbe stata in grado
di lacerarli, tuttavia, nessuno sarebbe mai stato in grado di toccare con dita
profane quell’incantevole, ingannevole pezzo d’inferno in terra.
Chi l’avrebbe mai detto che una ruvida corteccia potesse dimostrarsi letale,
elegante e maligna come una concubina vestita di velluto e con un pugnale nascosto
sotto le vesti.
Più in là, un capo bruno affiorava dal profumo di alcuni fiori
e una mano di ragazzo si alzava per scostare la frangia dagli occhi e per voltare
una pagina del libro che tanto attirava la sua attenzione.
Era abbastanza crudele per adempiere quel dovere, a soli quindici anni. Un bambino.
Con la pelle liscia e soffice come seta.
Si voltò, Seishiro, fissandola, quasi come se i pensieri della donna
fossero stati un fremito che avesse percorso tutto il suo corpo, i suoi erano
occhi caldi, d’ambra, ma niente avrebbe potuto rendere la sterilità
che risplendeva in quelle pupille, asettica e tangibile. La fioritura a grappoli
continuava a discendere sulle seriche pieghe del pallido kimono e ad abbarbicarsi
fra i lunghissimi capelli di lei, neri come la notte infinita che, da secoli,
circondava il suo clan. Sebbene il sangue macchiasse spesso e abbondantemente
le mani della gracile serva del Ciliegio, lo sguardo aveva ancora l’umida
lucentezza di una neonata, utile per occultare il marmo che giaceva nel profondo
di quell’espressione.
Le labbra tinte di rosso avevano quasi intenzione di modellarsi a chiamare l’amato
bene nuovamente immerso nella sua attività di lettore, ma si ritrassero
con esitazione.
E’ la persona di cui più desidero la felicità… Sacrificarmi, cosciente dell’unilateralità di questo mio volere…
Amarezza, suppose.
Le salì dal profondo nel dovere sottostarsi alla regola del cuore di
Seishiro precluso a lei in qualunque modo.
Incrociò le mani in grembo e si concentrò sul piccolo fiore intricatosi
fra le dita sottili, le quali lo afferrarono per sgualcirlo in un misto di tenerezza
e odio verso il destino a cui lei e suo figlio erano incatenati.
Il capofamiglia è una cosa sola con l’Albero. Sangue e fiori, carne
e legno.
Il momento, l’unico, in cui quelle mani l’avrebbero toccata, Setsuka
lo attendeva, per respirare il suo sangue aspergente i boccioli, l’ultima,
prima, profonda carezza di Seishiro, l’immobilità limpida nei suoi
occhi asciutti in cui si sarebbe potuta specchiare.
Come poterne avere paura…?
Le labbra si schiusero:
« Seishiro… vieni qui.»
Davvero, sanguino gioia…
FINE